STORIA DEI RIONI DI REGGIO CALABRIA: CALAMIZZI

La rada di Calamizzi, per secoli, fu utilizzata per piccoli traffici di merci e come approdo per incursioni piratesche. In una di queste scorrerie, nel 1085, il pirata Banavert (Ibn el Werd) sbarcato proprio a Calamizzi, devasto tutto il territorio fino alla chiesa di San Giorgio Extra Moenia, spopolandolo dei suoi abitanti. Nel 1511 in una nuova incursione, con circa 60 navi, sbarcarono centinaia di Turchi che misero a ferro e fuoco tutto il territorio delle Sbarre. Le incursioni si susseguirono per tutto il Cinquecento.

Il 20 ottobre 1562, per un importante fenomeno di bradisismo, il tratto litorale di Calamizzi, consistente in un promontorio di natura alluvionale, sprofondò. Scomparvero case e coltivazioni, ma ancora oggi i pescatori dicono che, quando l’acqua è tersa, e quindi trasparente, si distinguono delle costruzioni ancora in piedi. E’ la Fata Morgana che, anche qua, dà segni della sua presenza.

Calamizzi viene dal greco Kalamos, canna e sta quindi, per “terra delle canne” o “canneto”. In effetti, in questa striscia di terra, tra la spiaggia e la zona urbana, crescono rigogliose le canne. Essendovi una bellissima spiaggia era sorto uno stabilimento balneare ma chi voleva poteva accedere a sinistra sulla spiaggia libera, passando dal tombino sopra il quale correva la ferrovia, e poteva servirsi delle canne come cabina per infilarsi, dopo il bagno, togliersi il costume e rimettersi i vestiti. Avrebbe suscitato sonore risate, il bagno fatto da alcune donne che s’immergevano con tutto il vestito largo che, gonfiato dall’acqua, assumeva l’aspetto di un salvagente.

Calamizzi è un luogo ricco di storia e di fascino. I monaci Basiliani vi avevano fondato, in anni precedenti, un’abbazia dedicata a San Nicola che era stata eretta dall’unico Santo nato a Reggio Calabria: San Cipriano, detto appunto San Cipriano di Calamizzi. Presso tale monastero era attivo uno scriptorium, laboratorio di scrittura, dove gli amanuensi copiavano i codici. Distrutta l’abbazia col terremoto del 1783, ai padri Basiliani venne affidato un convitto per l’educazione e l’istruzione dei giovani. I P.P. Basiliani rimasero a Reggio Calabria fino al 1809.

A Calamizzi sarebbe stato ucciso Ibico, poeta del VI secolo a.C., che fu uno dei maggiori esponenti della cultura della Magna Grecia nel suo genere letterario.

In questa zona erano fiorenti la coltivazione del gelso e l’allevamento del baco da seta.

A Calamizzi furono messe a dimora, nel secolo scorso, le prime piantine di “anona cherimolia”, provenienti dall’orto botanico di Palermo, in un terreno di proprietà di un certo Pasquale Musitano.

 

 

Tratto dal libro LA STORIA, LE STORIE GEBBIONE  – LUCE SU UN QUARTIERE DI REGGIO CALABRIA, di PAOLA MALLAMO edito nel settembre 2005 da LARUFFA EDITORE SRL

[La foto ritrae il disegno di di Pieter Bruegel “View of Reggio Calabria” dov’è visibile Punta Calamizzi con la foce del Calopinace e la città di Reggio) custodito presso il Museo Boijmans Van Beuningen  di Rotterdam]