STORIA DI REGGIO: L’EPOCA DI AGATOCLE

Nonostante il pericolo bruttio, l’epoca timoleontea fu certamente un periodo di rinascita. Rhegion doveva ancora curare le cicatrici lasciate dai tiranni siracusani, ma la situazione politica nella regione era profondamente mutata. I vecchi nemici, come Locri e Crotone, erano ormai saldissimi alleati, tutti protesi nella difesa della civiltà greca dalle barbarie dei Bruttii. Ricostruire le mura, riavviare i commerci e ricoltivare la terra: ecco le parole d’ordine della Rhegion nata a nuova vita dalle ceneri di Febea.

La scena politica siracusana, dopo la morte Timoleonte, rimase in mano a comprimari privi di spessore politico: i menbri del Sinedrio, struttura di governo che era stata creata dalla riforma timoleontea. Non sappiamo per quali motivi, Rhegion e Siracusa si trovarono quasi subito in rotta di collisione, innescando una guerra vera e propria, con un altro assedio alla città dello Stretto. In quel frangente, però, la situazione reggina venne salvata da un capo militare che si stava mettendo in luce in quegli anni: Agathokles.

Agatocle era, in verità, figlio di un Reggino, di nome Karkinos, che per motivi a noi sconosciuti, era espatriato a Thermai (Termini Imerese). La famiglia era poi finita a Siracusa, profittando della concessione di cittadinanza fatta da Timoleonte, dove il padre aveva avviato un’impresa di produzione di ceramiche. Si doveva trattare di una famiglia benestante, dato che il fratello di Agatocle,  Antandros, era stato stratego durante il governo aristocratico del Sinedrio. Nella giovinezza Agatocle, con il grado elettivo di chiliarchos (capo di 1000 uomini), si era messo in luce durante la guerra contro i Campani dell’Etna (essendo ancora vivo Timoleonte), e poi in quella contro Agrigento nell’offensiva che i Siracusani (per difendere i propri interessi e gli alleati in Calabria) avevano mosso ai Bruttii. La campagna militare, a Crotone, mise in luce profondi dissensi tra Agatocle ed i capi oligarchici di Siracusa, Herakleides e Sosistratos, tanto che il giovane fu costretto a rimanere in Magna Grecia come esule. Prima tentò di prendere Crotone con la forza, poi passò al servizio di Taranto, ma anche da qui dovette allontanarsi, per il timore che aveva suscitato di un colpo di Stato. Da sempre nemico di Eraclide e Sosistrato,  che avevano  finito per assumere la tirannide, Agatocle corse in aiuto di Rhegion, come al solito luogo di asilo e di rifugio di quanti si opponevano alla tirannide, quando questa fu attaccata dai Siracusani. La sconfitta subita a Reggio dagli oligarchici ebbe l’effetto di fare cadere il governo tirannico che si era impadronito di Siracusa.

Dopo la caduta precoce di Eraclide e Sosistrato, Agatocle fece ritorno a Siracusa, ma dopo qualche tempo, fu costretto ad un secondo esilio, alla fine del quale,  nel 316 a. C., con un colpo di Stato, si impossessò del potere. Fu proprio lui che fondò l’unico regno ellenistico nell’Occidente greco, accanto a quello dei Seleucidi di Siria, dei Tolomei d’Egitto e degli Antigonidi in Macedonia e in Grecia. Ad Agatocle si deve anche la prima spedizione contro Cartagine in Africa, che fu imitata poi da Scipione l’Africano nella guerra Annibalica.

Per quanto riguarda la storia di Reggio, Agatocle improntò la sua politica in Magna Grecia ad una lotta senza quartiere contro i Bruttii, per difendere la grecità superstite. Gli ultimi dieci anni del basileus (“Re”), fino alla sua morte nel 289 a.C., furono spesi interamente nella lotta contro gli Oschi in Calabria, che riuscì a sottomettere, sia pura per breve tempo. La morte lo colse presso Villa San Giovanni, dove era sbarcato di sorpresa per attaccare ancora una volta i Tauriani.

Rhegion, in questo quadro, fu sempre fedele alleata di Agatocle, arrivando a coniare due serie monetali di stateri corinzi per contribuire al pagamento delle guerre contro i Bruttii. È di questo periodo anche l’ultima coniazione di tetradrammi d’argento di Rhegion, con testa frontale di leone al dritto, e testa di Apollo con lunghi capelli al rovescio. Le monete di bronzo di Rhegion, con identica tipologia, sono tra le più diffuse di quel periodo in tutta la Sicilia e la Magna Grecia.

Tra Timoleonte ed Agatocle fiorì a Rhegion uno storico di primo piano, cui dobbiamo il trasferimento alla corte di Alessandria d’Egitto del patrimonio mitologico della Magna Grecia, lì artisti come Callimaco lo ripresero e lo trasmisero fino ai tempi romani e quindi fino a noi. Lykos reggino aveva scritto opere fondamentali per  la comprensione del passato arcaico della nostra terra, ma è più famoso per avere adottato un giovane, Lykophron, che, sotto la sua guida, sarebbe diventato uno dei poeti della Pleiade, gli artisti più famosi di Alessandria. Licofrone è famoso per avere scritto un poema, l’Alessandra, che è concepito come un vero e proprio grifo, una raccolta di enigmi. In quest’opera, che narra della profezia di Alessandra/Cassandra, figlia del re di Troia Priamo, sul futuro di Ilio e sulle vicende in Magna Grecia dalla fondazione delle poleis fino alla conquista di Roma, che la donna indica come la futura dominatrice del mondo.

Il risalto dato a Roma, in anni in cui essa era ancora relativamente lontana dall’orizzonte dei Greci di Calabria, dimostra non solo la straordinaria capacità intuitiva del giovane Licofrone, ma anche ci testimonia il dibattito politico sulle future alleanze della polis di Rhegion dopo il tramonto della potenza siracusana in Magna Grecia.

Tratto da “La storia di Reggio a fumetti” commissionato dall’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. Testo del professore Daniele Castrizio

 

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