STORIA DI REGGIO: I TERREMOTI

Terra “ballerina” con questo aggettivo i nostri padri hanno voluto sottolineare la frequenza di terremoti cui è soggetta la nostra Reggio. La parola terremoto immediatamente evoca l’ultimo distruttivo, quello del 1908, oltre che quello, altrettanto devastante del 1783, ma, come è ovvio, i sismi hanno condizionato sempre la vita della città. La nostra documentazione al riguardo non è esauriente: i dati dei geologi non sempre sono stati incrociati con le informazioni storiche in nostro possesso. Recenti scavi archeologici sulla collina del Trabocchetto, presso la scuola “Righi”, hanno mostrato una casa ellenistica, abbandonata di fretta alla fine della II Guerra Punica (la pentola era ancora sul fornello!), quasi subito interrata da uno strato di vari metri di sabbia sterile, caduta dalla soprastante collina del Vaccarizio. Si è trattato di un sisma o di una violenta alluvione?

Dopo il terremoto del 91 a.C. (non da tutti accettato, ma testimoniato da Giulio Obsequente e da Strabone), si ricordano quelli del 17 d.C. (teste Flegonte di Tralleis) e del 362-364, che precedette di poco il maremoto del 365, che interessò varie parti del Mediterraneo. Si tratta, come si vede, solo di notizie tratte dalle fonti. L’unico terremoto che ha lasciato una traccia storicamente apprezzabile è quello avvenuto poco prima del 374 (forse proprio quello del 362-364), per il quale disponiamo di una iscrizione onoraria datata ad annum grazie al nome degli imperatori Valentiniano, Valente e Graziano, in cui si ricorda l’inaugurazione delle terme, con annessa basilica e portico, danneggiati dal sisma, compiuta da Ponzio Attico, corrector Lucaniae et Bruttiorum, il governatore della regione, che, come è naturale ed ovvio, ebbe come capoluogo Reggio dal III al VI secolo. Il luogo del rinvenimento dell’iscrizione, al di sotto dell’attuale Banca d’Italia, testimonia una continuità d’uso di quel luogo lungo i secoli. Se le ipotesi formulate da vari studiosi colgono nel segno, in quel luogo Dionisio I, dopo la conquista di Rhegion del 387 a.C., aveva realizzato il suo sontuoso palazzo, che, al momento della riconquistata libertà, i Reggini avevano trasformato in Ginnasio pubblico, naturalmente evolutosi nelle terme principali della città.

 

Tratto da “La storia di Reggio a fumetti” commissionato dall’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. Testo del professore Daniele Castrizio

 

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