VIA ASCHENEZ, VIA GIUDECCA, GLI EBREI A REGGIO

Due delle vie del centro storico della città dello Stretto, quella sulla sponda peninsulare, conosciutissime e frequentatissime, riportano i nomi di Aschenez e Giudecca. La toponomastica reggina nomencla due importanti strade a dei nomi che non richiamano minimamente né la civiltà romana né quella greca. Allora che rilevanza hanno avuto nel passato reggino? La risposta va ricercata partendo da quella leggenda che tra fantasia e realtà, senza fondamento storico, attesta che Reggio fu fondata da Aschenez, pronipote di Noé, che popolò per la prima volta le sponde dello Stretto tre generazioni dopo il diluvio universale. A prescindere dalla leggenda, gli ebrei stanziarano a Reggio e in Calabria per lungo tempo. A confermare l’esistenza di una comunità ebraica nella città è testimoniata da molti ritrovamenti archeologici che testimoniano la loro presenza. Importante è il ritrovamento, nel 1986 a Bova Marina, lungo la vallata del torrente San Pasquale, di una sinagoga di periodo romano (IV secolo)  ricca di mosaici e ritenuta la più antica in Occidente dopo quella di Ostia Antica.

Con l’avvento degli svevi in Calabria con Enrico IV prima e Federico II successivamente, agli Ebrei venivano concessi dei trattamenti di favore volti a intensificare il progresso dell’economia locale incrementando, attraverso il prestito (tra l’altro con tassi elevatissimi) di capitali, le industrie della seta, della carta, del cotone e della tintoria.

Gli Ebrei applicavano il metodo di tingere i tessuti con l’indaco e i prodotti pregiati venivano esposti e venduti non solo nel Regno ma anche nel resto d’Italia, Francia, Spagna e nell’Africa mediterranea.

Vivevano nella propria “Iudeca” (Giudecca), un ghetto situato a ridosso delle mura di cinta della città sul lato nord. Mantenevano le proprie tradizioni e i propri ordinamenti. Per disposizione di Federico II dovevano differenziarsi dai cristiani nelle vesti, avevano una propria scuola per l’istruzione e una sinagoga per praticare il loro culto.

La convivenza con i cristiani non fu idilliaca, i reggini non sopportavano quel popolo “intruso” e “usuraio” e, dopo alterne vicende, con al trono del Regno di Napoli  di Ferdinando III, nel 1492, accolsero di buon grado, visto come un atto liberatorio, l’Editto di Granada che stabiliva la conversione forzata o l’espulsione dai territori del regno di tutti gli Ebrei (un grave atto di xenofobia e in seguito si rileverà anche un colpo fatale all’economia di Reggio).

Nonostante tutto, gli Ebrei, oltre a contribuire all’espansione industriale e commerciale della città diedero anche un notevole impulso culturale.

Nel 1475 fu aperta una tipografia (proprio nella Giudecca di Reggio), seconda per importanza dell’intero Regno di Napoli. Qui venne stampata la prima versione ebraica della Bibbia in caratteri israelitici.