PALMI E IL SUO MARE

Dalla marina di Pietrenere, alla rada di Cala Janculla, il mare domina il paesaggio come un primo attore può dominare la scena. Dà spettacolo con i suoi colori che variano col variare della profondità e, nel corso della giornata, col variare dell’incidenza dei raggi solari. E così, nel gioco d’ombre e di luci in cui si riflette la costa che precipita nelle acque, si va dalle innocenze trasparenti cristalline, invitanti ed amiche, dei bassi fondali, all’azzurro chiaro, che lascia ancora trasparire sagome di pesci guizzanti come lame lucenti, fino al blu notte della Motta o della punta Arcudaci, così denso, misterioso e impenetrabile alla vista, al punto che può respingere o atterrire come un incubo.

La spiaggia, con le sue sabbie bianche, il suo lungomare con gli stabilimenti balneari, i ristoranti, si estende per alcuni chilometri da nord a sud tra le marine di Pietrenere e Tonnara ove sorgono villaggi di pescatori; poi, dal “Mare agghjastro” inizia, in un alternarsi di piccole insenature, uno dei più suggestivi tratti di scogliera che si conoscono: la Costa Viola. La spiaggia dista dalla città circa 5 chilometri, e si raggiunge in auto o con mezzi pubblici, attraverso la statale 18 o la provinciale Palmi-Tonnara. A Pietrenere, in un binomio inscindibile, convivono natura e storia. Sulla spiaggia si erge, con i suoi enormi blocchi bianchi di Pietra vulcanica, il Fortino; una costruzione di epoca murattiana che fece parte di un complesso sistema di fortificazioni militari quando, nel primo decennio dell’800, la contrada fu teatro di lotte durissime tra inglesi, francesi e filo borbonici. Risale invece alla prima metà del 1500 la torre che, alta sulla costa, venne eretta per l’avvistamento delle navi saracene, a guardia dell’antico centro di Taureana che sorgeva sul pianoro sovrastante la spiaggia. Ancora oggi esiste il borgo omonimo che conserva tracce di quella che fu una fiorente città di origine magno greche, poi municipio romano e che, fino alle soglie dell’anno Mille, quando poi divenne una specie di Sodoma e Gomorra di Calabria, dove si praticavano mollezze e turpitudini di ogni sorta, svolse un ruolo importante e fu sede vescovile e patria di santi; a San Fantino è dedicata la chiesetta che sovrasta la cripta paleocristiana fatta risalire al V secolo d.C. e che testimonia il fervore religioso di quella comunità. Alla Tonnara, un’attrazione particolare esercita l’enorme scoglio che si erge nel mare a 100 metri dalla spiaggia ed è detto Scoglio dell’Ulivo, perché sulla sua cima, alta 25 metri, un ulivo nato sulla roccia cruda, sfida i venti e le tempeste marine da tempo immemorabile. Questo grande scoglio, immortalato in un francobollo emesso dal Poligrafico dello stato nel 1987, è la porta d’accesso alla Costa Viola dove, natura e mito vivono in perfetta simbiosi. È questo il mare attraversato dal matricida Oreste, prima di giungere, inseguito dalle Furie, ai lavacri del vicino Metauro. È il mare delle Sirene, cantato da Omero, dove la costa precipita a mare fitta di erbe odorose, di fiori selvatici, di piante di fichi d’India dai rami piatti e carnosi, e dove ogni scoglio o spuntone di roccia ha nomi di pesci o di mostri marini: Grongo, Sirena, Cane marino, Bue marino, Leone marino; oppure denominazioni legati a fatti, usi od eventi: Scalo del Brigante, Corsaro, Donna Pagana, Scoglio della disonorata, Bagno delle donne; o nomi che si rifanno a qualità o a pure forme esteriori, modi di essere: Campana, Torre, Motta, Arcudaci, Grotta scura, Pietra che cade. A questi siti terracquei corrispondono, sotto il livello del mare, anfratti misteriosi, caverne che si aprono nella roccia e scendono nei fondali ricchi di alghe, di piante e coralli e dove hanno tane cernie gigantesche e sinuose murene; ma vi corrispondono anche spiagge desolate raggiungibili solo via mare o lungo stretti sentieri: Pietrosa, Buffari, Tombaro, Ravaglioso, Pietragalera e Cavaianculla. La Marinella, un tempo unica spiaggia frequentata dai palmesi, è un grande e suggestivo anfiteatro racchiuso tra il promontorio della Motta, e il monte Sant’Elia oltre il quale si apre il vasto specchio di mare su cui si affacciano gli altri centri della Costa Viola, lo Stretto di Messina e, all’orizzonte, le isole Eolie. È questo lo scenario in cui ogni anno, nella stagione degli amori, da maggio ad agosto, si pratica la caccia del pesce spada, che rinnova, in un intreccio di memorie e di suggestioni che hanno lo stesso potere evocativo del mito, la millenaria vicenda d’amore e di morte di un pesce che si vuole nobile e fiero.

 

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Tratto da: PALMI GUIDA TURISTICA, Laruffa editore, 2000