LA CAVERNA DI VALANIDI (O DELLA LAMIA) NEL RICORDO DI CARBONE GRIO

La più bella di queste escavazioni del subappennino calabrese è certo quella di Valanidi […]. I contadini e pastori dei dintorni la chiamano Lamia, che in dialetto del paese suona ‘volta o sotterraneo’. Da lungo tempo venivan date incerte notizie sulla tipografia e la natura di quella escavazione; tanto che alcuni vecchi cronisti, e molti contemporanei che ne avevano sentito parlare confondevano la Caverna col cunicolo di una vecchia miniera di rame aperta da Sassoni nei primordi del Regno dei Borboni di Napoli. Non erano punto d’aspettarsi minuti particolari su quella grotta; perocché, sebbene non sia molto lontana da un sentiero battuto da contadini e vignaioli della montagna, pure essa è accessibile, a chi non vi si reca per curiosità scientifica, e con pazienza d’alpinista. […] Dapprima le due aperture divise dal pilastro di arenaria pareano renderla del tutto simile a quella di Terreti (grotta del Pertuso d’Oro – ndr): ma appena fummo dentro, quale spettacolo! Un labirinto d’infinite gallerie, lunghe, spaziose, si aprivano per ogni verso; le quali sono divise e sostenute da colonnette e pilastri innumerevoli; e di questi, alcuni aggruppati come nelle chiese gotiche, altri spezzati nel mezzo, avevano abbandonato al tetto il loro capitello; mentre dalla volta pendevano frange di stallattiti, tutte grondanti una pioggia non interrotta di gocciole d’acqua. Sulle pareti si aprono strani meandri, scavate in forma di nicchie e ripostigli; mentre su talune arcate sporgono mensolette frangiate, che pare sopportano ancora i rozzi utensili della prima vita domestica. […] Fatto alla meglio un fuoco di felci per quanto lo permetteva il suolo bagnato, c’internammo tentoni in quegl’interminabili andirivieni, senza aver trovato limite ai nostri passi. Singolarissima cosa è che in ogni punto il suolo è piano, e la struttura della caverna uniforme. Io ho visitato le latomie, le naumachie e le necropoli antiche; e nessuna ha lasciato in me tanta meraviglia, come quest’antro. Le forme strane che prendevano di quando in quando le grottesche colonne colpivano anche l’immaginazione; e non di rado pareano forme umane scolpite e foggiate come robuste cariatidi a sostenere la volta”.

Domenico Carbone Grio, 1877.

[Tratto da Speologia n°74] [Foto Claudio Fimognari]

Vedi anche: LE GROTTE REGGINE: GROTTA LAMIA A MONTEBELLO JONICO