STORIA REGGINA: I FORTINI UMBERTINI

I fortini o più propriamente, “Fortificazioni Umbertine”, di impianto rettangolare, con fronte a mare occultato e mimetizzato, sono postazioni militari di artiglieria per il controllo dello Stretto. La loro costruzione risale ad un periodo compreso tra il 1882 e il 1892. Il sistema difensivo complessivo (articolato in una trentina di forti, fortezze con struttura più complessa, polveriere e batterie), fu chiamato a svolgere, in tempi moderni, il ruolo che era già stato delle fortezze erette dall’Imperatore Carlo V e per tutta l’epoca spagnola, per il posizionamento dell’artiglieria da costa, situata in punti strategici delle due sponde dello Stretto.

La sua messa in opera fu fortemente voluta dal generale Mezzacapo, e certamente costituisce l’intervento di fortificazione più ambizioso che sia mai stato realizzata in epoca moderna, oltre che un esempio di architetturamilitare post-unitaria adattata alla morfologia dei rilievi collinari.

Il sistema complessivo di strutture militari comprendeva 24 fortezze, progettate per conto dello Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano, che vennero dislocate sia sul versante messinese che su quello reggino. Nel solo territorio peloritano sorgevano 16 forti, denominati più correttamente “batterie” per il loro ruoli strategico di controllo della navigazione nello Stretto.

Sul versante reggino erano state costruite le seguenti batterie: Poggio Pignatelli; Telegrafo (Beleno); Matiniti Inferiore; Matiniti Superiore (Siacci); Arghillà (Gullì); Catona (san Leonardo); Pentimele Nord (Pellizzeri); Pentimele Sud.

La posizione scelta per le batterie di cannoni era stata concepita con l’idea di realizzare un vero e proprio muro, una sorta di vallo, un imbuto che avrebbe dovuto determinare la distruzione della flotta nemica che avesse osato penetrare nelle acque dello Stretto, punto di passaggio obbligato per il Tirreno e per le direttrici Napoli-Roma-Genova. A questo scopo, tutte le fortezze avevano in comune la direzione verso cui erano posizionate. Tutte le batterie di cannoni dei Fortini Umbertini sono puntati verso sud (sud-est in quelli siciliani, sud-ovest in quelli calabresi), verso la provenienza presunta dell’ipotetico invasore che avrebbe voluto forzare lo Stretto. Per evitare il possibile cannoneggiamento da parte della flotta nemica, gli ingegneri militari hanno sfruttato a pieno la morfologia delle colline, costruendo i forti scavando la parte interna dei rilievi. In questo modo la parte delle colline rivolta verso il mare serviva non solo a proteggere le batterie del tiro nemico, ma anche per mimetizzare le postazioni di artiglieria.

Come è ovvio, motivi di sicurezza obbligarono a occultare le varie aree militari sulle carte geografiche. Solo dopo la loro dismissione da parte della Marina Militare, ormai divenuti obsoleti per le nuove caratteristiche della strategia dello Stato Maggiore Militare dell’Esercito Italiano, alcuni fortini compaiono nelle nuove carte geografiche dell’IGM.

Dal punto di vista dei numeri, bisogna dire che i Forti Umbertini sono distribuiti su 35 Km di costa e sono stati costruiti, seguendo la morfologia dei rilievi, a diverse altitudini: dai 25 m. s.l.m. di Forte Ogliastri fino ai 518 m. s.l.m. di Forte Campone.

Venendo alla storia militare delle fortificazioni, si deve rimarcare come tali apparati non ebbero modo di essere utilizzati in combattimento contro navi nemiche. Durante la seconda guerra mondiale, invece, vennero trasformati come postazioni antiaeree, che, per quanto fu loro possibile, tentarono di contrastare le incursioni dell’aviazione anglo-americana.

Ancora per la maggior parte esistenti e in buono stato di conservazione,  i forti sono stati fino a qualche decennio fa, completamente abbandonati, divenendo ricovero occasionale di tossicodipendenti e, spesso, oggetto di atti vandalici.

La struttura comune a tutti i forti, tranne che per quelle che avevano funzioni di comando e coordinamento, si presenta con un fossato che protegge il lato di terra, con accesso con ponti levatoi, un cortile centrale, ed un corpo di fabbrica, con rampe per agevolare la salita dei mezzi e del munizionamento.  Numerose gallerie si dipartono al di sotto delle fortificazioni.

 

[Tratto da “Reggio Città d’Arte” (di Daniele Castrizio) – anno 2005]